Non è mai troppo tardi?


Dopo 17 anni in cui si studia uno strumento, ci si sente quasi in dovere di esplorare altri territori, forti dell’esperienza acquisita e desiderosi di scoprirsi naturalmente portati anche a suonare altro.
Non si è più dei novellini della materia, per cui si pensa che, non avendo il problema della lettura della musica e del solfeggio, la strada sarà in discesa e imparare a suonare un nuovo strumento sarà un gioco da ragazzi.
Errore.
Sono reduce dalla mia terza lezione di batteria e la mia autostima è miseramente crollata a picco già a metà della seconda.
Le prime volte in cui ti siedi di fronte ad una batteria la sensazione di smarrimento è travolgente e non puoi fare a meno di chiederti “Che me ne faccio di tutta ‘sta roba?”. Per suonare un violoncello servono:
1) Un violoncello
2) Un arco
ed ognuno di questi due elementi ha un ruolo chiaro e specifico (a nessuno, credo, verrebbe in mente di tenere l’arco fermo e muovere il violoncello)
Una batteria, nella migliore delle ipotesi, consta di:

1) Rullante
2) Charleston
3) Tom1
4) Tom2
5) Timpano
6) Crash
7) Ride
8) Cassa

E questo è solo un set “base”. Ti viene da chiederti come possa una sola persona normodotata suonare tutte queste cose.
Già la nomenclatura non ci viene in aiuto, nonostante i due Tom, specie se considerati ravvicinati, possano dare l’illusione di poterci orientare meglio…
Per non parlare della terminologia tecnica. Sfido chiunque a sentirsi chiedere di fare “un fill sul ride” o “un lancio sui tom” senza avere un punto interrogativo tatuato sulla faccia!
Dunque, intanto non è da sottovalutare il fatto che in uno strumento del genere bisogna utilizzare tutti e 4 gli arti, contemporaneamente, i quali fanno cose completamente differenti e, se possibile, in netto contrasto con gli altri.
Il che già costringe il mio unico neurone ad uno sdoppiamento di personalità non indifferente. Finchè si tratta degli arti superiori, tuttavia, non ci si discosta troppo da uno strumento ad arco. Il vero dramma è quando entrano in gioco gli arti inferiori. Avete mai pensato al fatto che le nostre gambe, e soprattutto i nostri piedi, nell’arco di una vita compiono sempre pochi, semplici movimenti? Provate a suonare con il piede sinistro il charleston per un minuto di fila e vi sembrerà impossibile che quel componente del vostro corpo che avete attaccato alla caviglia sia lo stesso che usate per camminare ogni giorno. A ricordarvelo sarà solo il dolore lancinante al muscolo anteriore del polpaccio, di cui ignoro il nome e di cui, prima di avere velleità di batterista, ignoravo pure l’esistenza.
Una volta superato il problema dei dolori sparsi un po’ ovunque, il vero dramma è costituito dalla coordinazione. Quando l’insegnate ti spiega cosa devi fare sembra tutto semplicissimo, quando poi tocca a te è l’anarchia più totale. Un po’ come alle prime lezioni di guida quando non sei in grado di fare le partenze in salita e pensare contemporaneamente a mollare il freno, mollare piano la frizione ed accelerare. E si spegne la macchina. Solo che lì non hai l’assillo del metronomo che ti rimbomba nelle orecchie.
E poi perchè anche la batteria non ha i doppi comandi??
Per la prima volta da anni ho capito come si sentono i miei alunni quando gli si dice la più grande bugia che da generazioni viene raccontata agli studenti di musica: “Se non ci pensi viene da solo”. Ma quando mai??
Appurato il mio senso di inadeguatezza, veniamo alla lettura. Almeno qui, penso, non ho rivali, dopo tutti questi anni di Conservatorio, tzè…
L’insegnante però mi mette davanti una pagina in cui, sì, c’è un pentagramma, ma usato in maniera del tutto impropria. Sulle tanto familiari 5 righe musicali si annidano simboli simili a note, ma che note non sono, non essendoci indicazioni di chiave e tonalità, misti a segni incomprensibili quali crocette, quadratini, pallini…
Per un attimo penso sia uno scherzo, poi però mi viene spiegato come decifrare il geroglifico:

-Le note scritte in basso sono la cassa
-Le note a metà sono il rullante
-Le crocette sono il charleston
-I quadratini indicano che devo colpire con la mano destra
-I pallini indicano la mano sinistra

Faccio quindi mente locale e mi accingo alla lettura.
Pensare a tutte queste cose contemporaneamente fa crollare in 2 minuti anche ogni certezza ritmica inducendomi in errori di solfeggio degni della prima settimana al Conservatorio. Roba da sotterrarsi istantaneamente.
L’insegnante decide così di darmi un po’ di soddisfazione, facendomi suonare il classico tu-cha-tu-tu-cha su The reason degli Hoobastank, esperienza magica che mi ha risollevato non poco il morale…a meno fino a quando non ho sentito nell’aula accanto un ragazzino di neanche 10 anni suonare Cryin’ degli Aerosmith facendo cose incredibili, dai nomi certamente impronunciabili…

Comments
  1. Gaia Chernetich | Rispondi

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